SDA: indagine porta in manetta banda reduce da un furto merce da 10 milioni di euro

I furti nella zona magazzino SDA in prossimità di Piacenza hanno nuovi colpevoli con le autorità che finalmente sono riuscite nell'intento di porre in custodia una vera e propria organizzazione criminale. 

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I furti nella zona magazzino SDA in prossimità di Piacenza hanno nuovi colpevoli con le autorità che finalmente sono riuscite nell’intento di porre in custodia una vera e propria organizzazione criminale. Un bottino del valore di 10 milioni di euro quello maturati dai nuovi Lupin della situazione portati in manette dai  carabinieri di Fiorenzuola d’Arda, nel piacentino.

 

Furto magazzino SDA: quasi 100 misure di custodie ed arresti dopo le indagini

Nello specifico le effrazioni ai locali si sono riferite alla filiale del corriere di Monticelli, in provincia di Brescia. Nel totale le forze dell’ordine hanno disposto 37 misure cautelari di cui 14 custodie in carcere, 11 arresti domiciliari (gli altri con obbligo di firma), in un’indagine che ha iscritto sul registro ben 97 persone tra magazzinieri, facchini, autotrasportatori e qualche vigilantes, con accuse che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata ai furti al peculato, dal riciclaggio all’appropriazione indebita fino alla ricettazione della merce I colpi, commessi a partire dal 2017.

Il magazzino del corriere in appalto dalla Elpe Global Logistic, società con sede a Torino registrava strani movimenti ormai da parecchio tempo. La denuncia ha fatto scattare le indagini che hanno portato gli inquirenti nelle piste siciliane e calabresi. Ma appare chiaro che la situazione sia controversa anche all’intero di Elpe con personalità che chiaramente fanno il doppio gioco. Coinvolti anche i conducenti di veicoli perfettamente coscienti di essere portatori di un carico di merce rubata. Pare addirittura che fossero i medesimi trasportatori a farsi carico della ricerca dei possibili ricettatori.

Il cervello dell’operazione pare fosse un siciliano la cui moglie era dedita alla gestione della cassa. All’interno anche alcuni calabresi con diversi residenti nel cremonese. La mancanza di un sistema di videosorveglianza ha agevolato il malaffare secondo il principio della più totale anarchia.