Poste Italiane: sfide difficili in questo arduo periodo, un viaggio al Centro di Smistamento in Toscana

Poste Italiane è stata messa a dura prova in questo periodo di emergenza sanitaria. Ma cià non è bastato a rimodulare l'azione del vettore che lavora senza soste.

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Poste Italiane è stata messa a dura prova in questo periodo di emergenza sanitaria. L’L’amministratore delegato, Matteo Del Fante, è intervenuto nei giorni scorsi dichiarando che:

«L’emergenza sanitaria ha avuto conseguenze pesanti anche per il gruppo, ma è stata l’occasione per una crescita importante di due aree di attività: l’ecommerce e il digitale, con l’accelerazione dei trend previsti dal piano industriale 2018-2022».

Al centro di smistamento localizzato a Sesto Fiorentino, in Toscana, si opera con impegno e passione per garantire un servizio celere ed impeccabile anche in condizioni critiche. Negli ultimi tempi il numero di plichi consegnati è raddoppiato con un incremento del 110% rispetto al periodo precedente. I picchi nella provincia di Prato sono arrivati al +282%  con un preponderante incremento delle spedizioni per ordini online, cresciute nel trimestre del lockdown da Covid-19. Esaminiamo io numeri e le testimonianze di chi è in prima linea in questo delicato e caotico settore.

 

Poste Italiane: tutti i numeri

Una rete capillare e ben organizzata quella di Poste Italiane che nel suo organico conta la presenza di 27 mila portalettere, 33.500 mezzi e oltre 1.800 centri di distribuzione, di cui 52 distribuiti su tutte le province della Toscana. Ha fatto fronte alle esigenze della collettività in un periodo difficile per tutti. I settori trainanti dal commercio online sono stati quelli alimentari oltre che dell’intrattenimento (+112%), della tecnologia (+64%) e degli accessori domestici (+29%).

Il Centro di Smistamento di Sesto Fiorentino conta sul transito di 800 persone al giorno allocati in tre turnazioni lavorativi con raccolta della corrispondenza proveniente da tutta Italia.

 

Testimonianze interne

Franco Leo, 58 anni, è direttore del centro toscano dallo scorso settembre e vanta una riconosciuta esperienza nel settore. In un recente intervento ha riferito:

«Mi piace immaginare questo stabilimento come il cuore delle lavorazioni postali, che attraverso i suoi battiti alimenta tutte le diramazioni. Anche nella fase più difficile dell’emergenza sanitaria, lo stabilimento non si è mai fermato, i lavoratori hanno supportato tutte le attività, lavorando costantemente. Tutti hanno dimostrato un grande senso di responsabilità: la sede è un ambiente ristretto, i colleghi hanno lavorato sfidando se stessi, il senso di appartenenza unito all’attivazione dei protocolli di sicurezza alla fine ha prevalso sul resto».

Ogni reparto del centro è equipaggiato secondo norme governative in relazione al distanziamento sociale ed alle norme igienico sanitaria per disinfezione ed aerazione dei locali di lavoro.

Guglielmo Polerà, 41 anni, in azienda dal 2005, una carriera da responsabile recapito in vari Centri della Toscana e da tre anni responsabile produzione del Centro di Firenze elargisce i dettagli dei numeri dicendo che:

«Il mio ruolo, quello di responsabile produzione del Centro smistamento, è quello di coordinare i vari reparti, coniugando l’aspetto della gestione del personale e delle attrezzature in modo da garantire le consegne nel rispetto dei tempi e degli indicatori di qualità.
Sicuramente in questo periodo ciò che ha colpito la nostra attenzione è stato l’incremento dei volumi, soprattutto quelli relativi alla lavorazione dei pacchi, abbiamo sostenuto questi aumenti considerevoli gestendoli grazie alla grande responsabilità e professionalità dei nostri addetti.
I pacchi che arrivano al Centro smistamento vengono lavorati tutti a mano dal nostro personale altamente qualificato, con il supporto dei nostri sistemi di tracking utilizzati in modalità doppio check e verifica. Le lavorazioni si sviluppano principalmente di notte, su sei giorni, a partire dalla domenica notte fino al venerdì: questo ci consente di poter effettuare le consegne ai clienti anche il sabato mattina, grazie alla capillarità della nostra rete che riesce a coprire fino a 120 collegamenti giornalieri, dislocati su due reti distinte.
Da tempo abbiamo notato un trend legato allo sviluppo dell’e-commerce: abbiamo registrato il picco delle nostre lavorazioni la domenica notte, segno che in molti approfittano del weekend per effettuare gli acquisti online, che vengono da noi recapitati il lunedì, rispettando le esigenze del cliente: i pacchi possono essere consegnati a casa, in ufficio o in fermo deposito presso gli uffici postali o i lockers, distribuiti ormai in diversi punti delle nostre città.
In Toscana e Umbria, già nel primo trimestre 2020, avevamo riscontrato un aumento dei volumi di circa il 40%, rispetto al periodo dell’anno precedente. Con il lockdown questi dati sono esplosi fino a diventare il 110% nel mese di aprile. Per fare un esempio pratico ogni notte lavoriamo circa 130 metri di lunghezza di bancali estesi di pacchi».

Venera Cinnirella, entrata in Poste nel 2007 proprio al Centro Smistamento di Sesto Fiorentino, oggi capoturno corrispondenza 1 dice:

«Qui al Centro Smistamento lavoriamo in due aree distinte: ci sono colleghi applicati agli impianti, in cui attraverso sofisticati macchinari viene smistato il 95% della corrispondenza ed altri colleghi che effettuano una lavorazione manuale, incasellano cioè la posta proveniente dalle cassette rosse e dagli uffici postali e diretta a tutta la Toscana e nei vari centri d’Italia.
Gli operatori applicati alla lavorazione manuale, ancora oggi timbrano a mano oggetto per oggetto tutta la corrispondenza su cui è stato apposto un francobollo, è un’operazione di grande manualità a cui bisogna prestare molta attenzione.
Con l’introduzione delle disposizioni aziendali abbiamo percepito subito la gravità della situazione: la prima preoccupazione è stata quella di contagiare i nostri cari rimasti a casa, ci sono stati giorni in cui all’uscita del Centro fuori c’era il vuoto assoluto, questo aspetto ci ha molto colpiti.
Ma a partire dai capoturno e caposquadra, abbiamo sviluppato una responsabilità che ha coinvolto progressivamente tutti i colleghi, ci siamo resi conto che avevamo un unico obiettivo e ci incoraggiavamo a vicenda per raggiungerlo. E’ scattato tra di noi anche una sorta di controllo sociale: se accidentalmente un collega sposta la propria mascherina, viene subito invitato dagli altri a sistemarla. Solo il 4 maggio con la fine del lockdown ho avuto un senso di ritorno alla “normalità”: adesso il mio sogno è quello di vivere in libertà senza pensare al virus».