Carbon tax: 11 cent in più per eliminare l’inquinamento

Secondo uno studio la Carbon tax apporterebbe benefici per l'ambiente, infestato dalle emissioni inquinanti da delegare alla CO2. Ecco il piano italiano.

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Secondo uno studio l’introduzione di una Carbon tax apporterebbe enormi benefici per l’ambiente, infestato dalle emissioni inquinanti da delegare alla CO2. Un rapporto diramato dalla Banca mondiale conta su  57 forme di carbon pricing nel mondo, di cui 29 carbon tax, dieci delle quali in Stati europei.

L’imposta in Italia ancora non esiste come lo stesso è in Europa. Eppure pare che l’introduzione di questa tassa sia uno degli strumenti migliori per correggere l’azione negativa dei gas deleteri. Tra l’altro una maggiorazione del prezzo sul carbonio favorirebbe il finanziamento economico per la transizione ecologica ed una riforma fiscale. Ecco i dettagli.

 

Carbon Tax: cosa ne pensa l’Italia in merito alla nuova tassa

Secondo Alberto Majocchi, professore emerito di Scienza delle finanze all’Università di Pavia, «il prezzo imposto inizialmente deve essere sufficientemente elevato per dare un segnale al mercato e promuovere un progressivo cambiamento nella struttura dei consumi e dei metodi di produzione».

Si suggeriscono quote di 50 euro per tonnellata di CO2 emessa con un equivalente di circa 11 centesimi al litro di benzina. Visti i dati inerenti l’annualità 2017 sul rapporto delle emissioni pari a 3.977 milioni di tonnellate, Majocchi calcola che «il carbon dividend sarebbe quindi di circa 198,5 miliardi di euro, imponendo un floor price di € 50 anche per la vendita all’asta dei permessi di emissione».

«Il carbon pricing europeo dovrebbe essere accompagnato dall’imposizione di un diritto compensativo alla frontiera (un Border Carbon Adjustment – BCA), prelevato sulle importazioni nel territorio dell’Unione di merci provenienti da paesi che non impongano un prezzo sul carbonio. Il BCA potrebbe fornire entrate addizionali, pari a circa 22 miliardi, che affluiranno direttamente al bilancio europeo come risorse proprie in quanto diritti doganali, senza ricorrere alla procedura prevista dall’Articolo 311 TFUE. In questo modo, la competitività delle imprese europee non viene compromessa e viene evitato il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio».